giovedì 31 maggio 2012
Domani mio figlio ha una partita di calcio. L'ennesima. Gioca da un anno, ma gli piace e tanto. Con lui i suoi compagni di squadra. Tutti ci credono, giocano, si divertono. Sono sportivi, veri. Si alzano la mattina presto per le trasferte, si allenano, si fanno anche male. E mai un lamento, un no, un gesto di stizza. Premetto che io odio il calcio, ma vedere giocare questi bambini mi mette allegria. E allora mi chiedo dove finiscono questi bambini se trasportati, da grandi, su un campo da professionisti. Dove finiscono correttezza, fair play, disponibilita' e anche la capacita' di perdere? Ammiro questi bambini che si scambiano saluti con gli avversari e pensano che il calcio sia un gioco. Da vincere, certo, perche' nessuno di loro entra in campo con l'idea di perdere, ma correttamente. Forse e' colpa di quei genitori, e non ne mancano, che dagli spalti urlano slogan irripetibili? O e' il sistema che poi trascina alcuni? Non lo so, ma e' bello che loro, i bambini, credano ancora nello sport vero e pulito. Detto ciò, detesto le sacche da calcio, le scarpette chiodate che, immancabilmente, si riempiono di strani materiali o erba, i calzini che dire maleodoranti e' poco, gli spogliatoi e poi, confesso, non ho mai azzeccato un fuori gioco....
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